bicchieri-ritagliati

Appena finito di vendemmiare, senza tanti complimenti Gianfranco sparisce. Non gli è difficile, distratti come siamo dalle chiacchiere, le risate e l’eccitazione della giornata.

Noi ancora con le mani appiccicose d’uva e lui già docciato e profumato.

Ma ha un progetto.

Con nonchalance la butta là: “Mi porteresti mica un po’ di mosto?”

Eseguo, poi dimentico senza fare domande. E nessuno sembra interessarsi ai suoi armeggi in cucina.

Alla fine del pantagruelico pranzo, eccolo uscire ad effetto con un vassoio carico di bicchierini ricolmi di una pappetta del più incredibile colore viola. Un creativo della moda su un colore così ci potrebbe costruire un’intera collezione autunno-inverno.

mazzette-colori

I sùgoli!” annuncia giustamente trionfante, lasciando però la platea perplessa.

INGREDIENTI

1 litro di mosto d’uva rossa (noi avevamo Merlot), ma non occorre aver vendemmiato – come noi – un’ora prima. Se rimediate un po’ di uva da vino, o anche dell’uva fragola, la potete spremere con le mani, o con uno schiacciapatate.

100 grammi di farina

niente zucchero se l’uva è dolce e ben matura, altrimenti – dài! – mettetene 50 grammi.

ESECUZIONE

Scaldate il mosto con la farina, raggiunta l’ebollizione girate come matti per 5 minuti esatti, altrimenti si formano milioni di grumi. Se, nonostante tutto, l’operazione non riesce, aiutatevi con un Minipimer. Meglio di nascosto, non è cosa di cui esser fieri.

Versate dove volete: stampi, bicchierini, ciotole. Gianfranco ha usato tutto ciò che ha trovato: eravamo più di venti.

Fate raffreddare. Se siete temerari capovolgete e sformate, altrimenti armatevi di cucchiaino e aggredite direttamente.

 

vassoio

 

I sugoli sono un dolce della vendemmia, un tempo molto comune nelle campagne del nord: Veneto, Mantovano, Ferrarese. Si cuoceva in un paiolo di rame, in cui si metteva anche una grossa chiave di ferro, per “togliere il veleno” (il rame che si liberava con il calore?). Si poteva conservare due-tre giorni, poi cristallizzava in superficie, ottimo segno di qualità. Qualche giorno ancora e compariva un po’ di muffetta, e secondo alcuni così era pure più buono. Con i frigoriferi non dobbiamo arrivare a tanto, e possiamo mangiarcelo indenne anche dopo più di una settimana.

 

Sapete perchè mi piace?

È uva fatta pappa, come un vino per bambini.

Ha la vendemmia dentro: voci, colori, profumi, tutto quanto finisce nel bicchiere.

Ha due soli ingredienti e niente sofismi.

É il contrario di un cibo-spazzatura.

È una cosa che abbiamo mangiato in pochi da queste parti, negli ultimi vent’anni.

 

Gianfranco-con-freccia

Grazie, Gianfranco, ti perdoniamo di aver fatto per primo la doccia.