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C’era una volta, nell’antica Roma, una sfrenata festa religiosa chiamata Lupercalia, dedicata a Luperco, dio pagano che proteggeva il bestiame dall’attacco dei lupi ed era anche dio della fertilità e dell’erotismo.Si festeggiava nel cuore dell’inverno

quando i lupi erano più affamati e più facilmente aggredivano le greggi, precisamente dal 13 al 15 febbraio. I riti sacrificali avvenivano nelle grotte del Palatino, dette appunto Lupercali, proprio là dove Romolo e Remo vennero allattati dalla lupa. Tutta una faccenda di lupi, insomma. Poiché era questo un periodo di purificazione, si pensa che fosse un vero rito espiatorio, cui partecipavano uomini e donne comuni in ruoli assolutamente eccezionali. Giovani di bell’aspetto si aggiravano per le strade nudi, coperti solo di una pelle di capra e di grasso per proteggersi dal freddo, con il viso nascosto da una maschera di fango per non essere riconosciuti. Erano i sacerdoti del dio. A loro – per l’occasione – si offrivano integerrime matrone, e più di tutte le donne incinte: era propiziatorio per la buona sorte del nascituro.

Cosa ha a che spartire un rito così crudo e impetuoso con la nostra festa di San Valentino, che associamo automaticamente a cuori, regalini ed altre tenerezze?

Era il V secolo dopo Cristo, il Cristianesimo stava definitivamente sostituendo il paganesimo, ma certamente una festa liberatoria come i Lupercalia era difficile da eradicare. Fu nel 465 che Papa Gelasio decise drasticamente di proibirla e, per non risultare troppo impopolare, la sostituì con una festa dedicata all’amore, che era il fondamento dell’ideologia cristiana. Scelse il giorno di mezzo dei Lupercalia e la dedicò a San Valentino, che proprio quel giorno, un paio di secoli prima, era stato martirizzato.

Ben presto il 14 febbraio passò a celebrare tutti gli innamorati ed è con questa accezione che ancora oggi lo festeggiamo, non solo in Italia dove la tradizione è nata, ma quasi in tutto il mondo, dall’Europa, alle Americhe, all’Oriente.
San Valentino è un santo simpatico, che sentiamo appartenere profondamente a noi che in questa parte dell’Umbria abbiamo posto cuore, destino e carriera.

Nato nel 176 a Terni, che allora si chiamava Interamna, si convertì ancora adolescente al Cristianesimo e lì fece una carriera folgorante. A 21 anni era già vescovo. Andò a Roma, a convertire i pagani, e subito fu redarguito dall’allora Imperatore Claudio il Gotico. Per tutta risposta Valentino si impegnò a convertire l’Imperatore stesso. Tanta sfacciataggine venne ricompensata con la grazia e Valentino – per il momento – la sfangò. Se ne riparlò ben più tardi. Aveva 97 anni, che all’epoca dovevano già far gridare di per sé al miracolo, e…fu decapitato, di nascosto dal popolo che lo amava, subito fuori Roma, lungo la via Flaminia che portava alla sua Terni. Era il 14 febbraio del 273. Secondo alcune fonti, fu martirizzato perché aveva unito in matrimonio una cristiana e un legionario pagano, la cui unione era osteggiata dai familiari: la cerimonia avvenne in fretta, perché lei era malata, poi morirono tutti e due non si sa bene come, ma certamente assistiti da Valentino benedicente.

Roba da far impallidire Shakespeare.

Non avete amori da celebrare o semplicemente rifuggite da questi riti? Nessuna paura. Solo un giorno dopo, il 15 febbraio, c’è San Faustino, diventato – io credo suo malgrado – protettore dei single, un po’ per par condicio e un po’ perché una festa dedicata ormai ce l’hanno tutti.