Metti una sera di fine inverno nella campagna umbra in cui è la nostra Cantina Santo Iolo, metti un’amica vulcanica che invita tutti a casa sua, metti un tema della serata a dir poco insolito e, soprattutto, metti un gruppo di amici a cui piace – per fortuna – giocare.
Mi spiego meglio.

Nicoletta ci ha invitato tutti sabato sera a Otricoli per una cena il cui tema è “l’assurdo”. “Ognuno porti una cosa, ma che sia assurda!
Aiuto! Qui si tratta di giocare col surreale, di inventare un piatto che inganni, prenda in giro, inviti a giocare. Occorre che le cose non siano quello che sembrano. È necessario tornare bambini.
E dopo lungo pensare, in risposta alla sfida lanciata, ecco l’orto prêt-à-manger, compreso di terriccio lavorato fine. Vado subito a spiegarvelo.

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Prima di tutto la terra. Per fare le cose per bene bisogna rifarsi all’originale. E così, se prendete un pugno di terra ben lavorata e l’osservate da vicino, non è difficile riprodurla.
Io ho giocato con pane nero, pomodori secchi, olive nere seccate e poi polverizzate, origano, semi di zucca e di papavero. Frullate e tostate e il gioco è fatto.

 

 

 

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Ora la base, che è vero che non si vede, ma se vogliamo che il nostro orto sia 100% edibile e magari anche gustoso, dobbiamo concedergli un po’ di morbidezza.
Lavoriamo allora una bella ricotta fresca con un paio di frutti di avocado molto maturi. Sale, pepe, un po’ d’olio e stendiamo tutto in un grande vaso di coccio, di quelli da giardino. Questo è importante, se vogliamo che l’effetto sia “assurdo”. Ora la terra: non sembra di essere nel campo?

 

 

 

 

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E adesso gli ortaggi. Chi più ne ha più ne metta, purché siano di piccole dimensioni.
Ravanelli, radicchi e insalatine, cimette di cavolfiore, broccoli e cavoletti di Bruxelles, carote con il loro ciuffo di foglie, spinaci e germoglietti di finocchio.

 

 

 

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Ecco fatto. Un bell’orto ordinato e scenografico, da affondare nel suo pinzimonio cremoso, e, per pane, un terriccio così verosimile che tutti hanno storto la bocca all’idea di ingoiarlo. Obiettivo centrato, allora?

Per onestà intellettuale, anche se a malincuore, devo precisare che l’idea non è mia, ma di René Redzepi, chef illuminato e rigoroso del Noma, ristorante stellato di Copenhagen.

 

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E se questo non è abbastanza per la vostra anima “green”, allora non resta altro che infilare direttamente la forchetta nell’orto!

 

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