TEMPO DI LETTURA 2′
Avevo un’amica, anzi, ancora ce l’ho.
Bina, classe 1919. Abitava qualche casa più su, lungo la nostra stessa strada Montini. Mi raccontava che da ragazza – avrà avuto diciotto-vent’anni – la mattina presto, d’estate, saliva sul carretto e con mamma e papà andava a lavorare il campo. Ci credereste? Era lo stesso campo dov’ è Santo Iolo ora. C’era una casetta di pietra nel punto più alto, costruita dove una vena di acqua buona sgorgava inaspettata, e lì si riposavano nell’ora più calda.
Era una ragazza bellissima, bella e fiera come si è a vent’anni, con la pelle abbronzata e lo sguardo scintillante.

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Quando l’ho conosciuta io, di anni ne aveva quasi ottanta, stesso sguardo e stesso cipiglio. Il grembiule annodato sulla vestaglietta, le scarpe comode, ma la permanente in ordine e profumo di buono. Se passavo a trovarla mi riempiva di uova fresche e insalata, vino, conserva e olio buono. Ogni protesta era inutile.
Non fare storie, prendi e zitta, va là!
Quelle chiacchiere da nulla, quanto le rimpiango! Tornavo pacifica come da una sessione di yoga. La parola giusta al momento giusto, il consiglio spiazzante e risolutivo: quella che si dice saggezza contadina, Bina ce l’aveva tutta. E ora? La casetta è sempre là, noi la chiamiamo “il rudere” visto che il tetto se n’è andato e la fonte è interrata. Pensa di sistemarlo Irene, per farci casa sua.
Bina la penso ogni volta che ci passo davanti e di più in questo mese, ricordandomi dei pampepati che in gran numero preparava per Natale.
Secondo la tradizione locale se ne fanno tanti, per regalarli ad amici e nemici, così che verso la fine dell’anno in ogni casa se ne accumula una piccola collezione che si fa fatica a contenere, visto l’elevato potere calorico.
Il messaggio subliminale del dono è chiarissimo: “il mio è il più buono di tutti”.
Inutile faccenda: il più buono di tutti è quello di Bina.

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I PAMPEPATI DI BINA

2 kg di noci sgusciate
500 gr di nocciole sgusciate e tostate
500 gr di mandorle sgusciate e tostate
1 etto di uvetta
10-15 gr. di cedro candito a quadratini
1 noce moscata
1 kg di miele
750 gr di cioccolato fondente
40 gr di cacao amaro
100 gr farina
1 tazzina piccola di caffè
1 cucchiaio di zucchero
un cucchiaino piccolo di pepe
una “schizzata ” di sambuca

Mettete in una grande pentola il miele e il cioccolato a pezzetti e scaldateli a fuoco basso, senza mai smettere di mescolare, fino a che arrivano all’ebollizione. Unite il cacao, mescolate e spegnete il fuoco.
Aggiungete lo zucchero e poi, una alla volta e in questo ordine, le noci, le nocciole, le mandorle, l’uvetta, la noce moscata grattugiata, il cedro, il pepe, il caffè e la sambuca. Per finire la farina, che imbiancherà tutto e vi costringerà a mescolare proprio bene per vederla sparire. Date la forma classica usando una ciotolina come stampo e cuocete su carta forno ad una temperatura di 160 gradi per mezz’ora scarsa.

Bina accendeva il forno a legna per cuocerli.
Che ci vuole?
Poi – seduta sulla panca lì accanto – aspettava che il profumo della frutta secca tostata raggiungesse il suo culmine, per dire:
Ecco fatto!
Il tempo di sfornare, e, come se niente fosse, se ne andava a sbrigare qualche altra faccenda.

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