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Se un po’ ci seguite, del nome Santo Iolo ne avrete ormai abbastanza, visto che lo nominiamo in continuazione. Vorrei dirvi però che – se è vero che stiamo parlando di un vino – dietro a questo c’è una Cantina e dietro ancora un Podere che compare con questo nome sulle vecchie carte catastali. E, ancora più indietro, un Santo del Calendario …
Ma…Santo Iolo…chi era costui?
Ci sarebbe piaciuto conoscerne la storia. Il massimo sarebbe stato averne un’effigie e familiarizzare con un viso saggio e una barba fluente. Inquadrarne l’epoca storica se non da un testo, magari dalla foggia degli abiti o del cappello.
Sarà stato un vescovo? Un pellegrino? Un peccatore pentito? Un martire?

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San Probo vescovo

Che sofferenza questa mancanza di notizie…
Niente su di lui nelle storie dei Santi.
Niente nel Calendario.
Google nemmeno ci ha aiutato.
C’è un Santo Aiolo in Veneto, ma l’identità con il Nostro ci è sembrata stiracchiata.

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San Sebastiano martire

 

Alla fine, uno scrittore americano ci ha salvato.
John Satriano, da Chicago, è uno storico dell’epoca medievale. Nel suo ultimo libro, un romanzo storico ancora in fase di revisione dal titolo “Le ossa di Sant’Elena”, un paragrafo è dedicato a Santo Iolo. Anche lui ha seguito un lungo percorso di inutili ricerche, finché, per compassione, Santo Iolo una notte gli è apparso in sogno, e personalmente gli ha rivelato la sua storia.

Ed ecco il passaggio in cui John la riporta nel libro, debitamente tradotto dall’inglese.

La casa si ergeva su un poggio, che, circondato da altre colline, si trovava a metà strada tra l’antica cittadina di Ocriculum, porto romano sul Tevere, giù nella vallata, e la città ancora più antica degli Umbri, più in alto. Frutteti, vigne e oliveti coprivano il paesaggio a perdita d’occhio. La terra ricca e scura luccicava di minuscole conchiglie, rimaste lì – dicono – dopo il diluvio universale. Poco distante c’era un boschetto, dedicato a Santo Iolo, secondo la leggenda prete, martire e vignaiolo. Da Troia arrivò a Otricoli, in un tempo in cui gli abitanti erano ancora idolatri, alla ricerca dell’uva perfetta, e proprio lì la trovò. Il vino che ne ricavò era il migliore mai esistito. Iolo lo consacrò come sangue di Cristo e come tale lo condivise con chi si convertiva all’unico, vero credo. Profondamente indignati, i pagani lo uccisero, assicurandogli così un posto in Paradiso…

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San Giacomo pellegrino

Che ne dite? Vi ha convinto? La trovate verosimile, se non proprio veritiera?
Certo John sarà stato influenzato dall’aver bevuto il Santoiolo, dall’aver vendemmiato da noi, dall’essere nostro amico… A noi è piaciuto subito, il Santo vignaiolo, e ancora di più il suo vino – il migliore mai esistito!

Una storia è sempre bella, vera o inventata che sia, e Santo Iolo – quello vero – ci perdonerà l’ardire e premierà la buona intenzione di dargli un’identità.
Se non un santino, ha meritato un’etichetta, decorosa e rispettosa, la migliore che possiamo dedicargli.

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