Si, lo so, arrivo ultima nell’orgia di auguri che ci ha travolto negli ultimi venti giorni, ma vi prego di fare un ultimo sforzo e di accettare questi particolari auguri dedicati al vino del futuro.

Il microcosmo del vino, un po’ come ogni settore della società, concentra e rappresenta il buono e il cattivo della nostra epoca. Prima di tutto, la passione per il sensazionalismo. Dev’essere per questo che, a cavallo di vecchio e nuovo anno, si sono moltiplicate le profezie allarmistiche legate al vino che verrà.
“Il clima che cambia, con i suoi innalzamenti di temperature, le lunghe siccità e le piogge torrenziali, porterà vini imbevibili, dalle gradazioni alcoliche alle stelle, i tannini amari e nessuna eleganza”
“L’avanzare dei mercati asiatici farà emergere vini che incontreranno i loro gusti, così diversi dai nostri”
“La tecnologia, alla ricerca di vini graditi a tutti, cercherà di correggerli pesantemente, a tutto scapito della naturalità”
“La ricerca della vite resistente a ogni clima e a ogni malattia creerà mostri transgenici”

C’è della verità in ognuna di queste sventure annunciate, ma credo che una sola dobbiamo temere veramente: è il pericolo dell’omologazione. Alla ricerca del vino perfetto, o meglio del vino perfettamente vendibile, si rischia di creare vini “al massimo”, ma tutti uguali : colore al massimo, profumo al massimo, gusto massimamente pieno, rotondo, concentrato.
Ma non è così che funziona.
Sicuramente saremo messi alla prova dalla nuova realtà, ma faremo del nostro meglio. Abbiamo tante armi a disposizione: il monitoraggio del microclima nelle varie parcelle di terreno, la tempestività della difesa sanitaria, l’irrigazione non più vietata come un tempo, le nuove viti selezionate, soprattutto la nuova coscienza che emerge, più sensibile e rispettosa. Perché il rispetto per l’uva e per la natura che la genera sono alla fine il rispetto di chi il vino lo produce per chi il vino lo beve.
Il vino racconta la sua storia, che poi è il racconto di chi siamo e da dove veniamo ed è questo che lo rende differente da una bevanda industriale.
E allora lasciamo che racconti l’anno che è passato, col suo bello e il suo brutto, come la nostra vita ogni giorno. E lasciamo che un’annata sia peggiore di un’altra, può succedere.
Lasciamo che racconti dove siamo e perché ci è caro questo posto.
Lasciamo che racconti il nostro passato, recente e lontano e perché siamo diventati quel che siamo ora.
Per fare questo occorre che ogni vino sia diverso.

Vi auguro quindi di bere tanti vini diversi, perché la diversità è intrigante e divertente e stimola la sensibilità.
Di bere, come sempre, poco ma bene.
Di bere vini sani e rispettosi. E anche – perché no? – di rispettare il vino e chi lo produce con amore.
E se anche il vino che verrà in questo 2019 dovesse essere obiettivamente più difficile, vi prometto che qui a Santo Iolo berrete comunque un vino speciale, perché l’impegno sarà al massimo e l’impegno ripaga sempre.

Buon vino a tutti.