Amo camminare. Fulminata – fin dai tempi di Obama – dal dovere morale da lui promulgato di fare almeno diecimila passi al giorno, l’ho preso sul serio. Mica per niente, è che mi mette di buon umore. Questa mattina d’inverno c’è il sole sì, ma di certo non è il “sole mio” della canzone. Piuttosto un solicchio nordico e anemico, poco invitante ma sufficiente a farmi scattare, nonostante qualche incertezza, il riflesso condizionato “gambe in spalla”.
Certamente non andrò lontano, giusto due passi nella vigna.

Queste viti spoglie mi risultano vagamente deprimenti, sembrano l’anticamera del bosco di Biancaneve con le lunghe braccia artritiche che vogliono toccarmi minacciose. D’istinto mi scanso. L’aria è gelida, punge sulla faccia dal lato da cui arriva il vento. Ecco, lo sapevo, mi sono già pentita.

Arriva il pettirosso di turno che si riposa sul filo più alto dopo i primi giri di ricognizione. Devo ammettere che è carino. Tondo e gonfio com’è, sembra appena uscito da un salone di bellezza, altro che rigori invernali. Il suo sguardo scuro e vivace non sta mai fermo, chissà cosa pensa. Un po’ di buon umore me lo mette, per cui, tra il berretto di lana grossa e la sciarpa, sorrido.

Le viti non sono ancora potate e i tralci della scorsa stagione, irrigiditi e seccati dal freddo, sono impietriti nel loro groviglio. Le forme ripetute creano un disegno grafico irreale ma affascinante, da fotografia. Mi toccherà togliere il guanto – almeno uno – e tirar fuori il cellulare. Me la voglio ricordare quest’immagine che non mi aspettavo, magari uscirà fuori una bella foto.

C’è un gran silenzio nell’aria, placido e vivace. Perdonate l’ossimoro, ma è proprio cosi, come se coprisse un fermento sotto sotto, un lavorio sommesso che prelude a tempi migliori. Sarà la linfa che ha già ricominciato a scorrere nelle piante? Saranno queste formiche che – avranno finito le provviste? – sono uscite a cercarne di altre? Non c’è dubbio, è carico di aspettative.

E queste pratoline sono pazze. Non solo hanno già sviluppato rosette di foglie tenere e verdissime, in ottima forma nonostante la brina leggera che le ricopre, ma addirittura vedo i primi capolini pronti a fiorire, e quanti! Tra breve sarà come una nevicata bianca nella vigna.

Il sole è salito un pochino e subito è aumentata la luminosità. La luce dell’inverno mi incanta, è diversa da quella delle altre stagioni. Fredda ma brillante, nitida e pulita. I colori più puri. Affronto la salita tra i filari curiosa di vedere come sarà da lassù, dove il paesaggio si apre e il cielo intensifica l’azzurro.

Arrivo in cima che i muscoli pizzicano per la fatica e ho quasi caldo. Via la sciarpa, per cominciare. E faccia verso il sole, che comincia a scaldare.
Ho visto un merlo! Il primo merlo della stagione!
Niente male questa passeggiata. L’avevo detto che bisogna sempre uscire.