Vi invitiamo sabato 1 giugno dalle 17 al tramonto alla Mostra “Degustiamo l’arte”
I quadri di Luciano Munzi alla Cantina Santo Iolo

PASSEGGIAMO TRA I FILARI, AGGGIRIAMOCI TRA LE BOTTI CON UN CALICE DI VINO IN MANO, DEGUSTEREMO DUE VOLTE: L’ARTE ENOLOGICA E QUELLA PITTORICA. I QUADRI SI APPOGGIANO ALLE VITI, SI RIFLETTONO NELL’ACCIAIO DEI SERBATOI, DUETTANO COL ROVERE DELLE BARRIQUES. UN PERCORSO GIOCOSO E INASPETTATO

Cantina Santo Iolo Strada Montini 30/A Narni ( Terni)  PER INFORMAZIONI 339 5471459

 

Lettera all’artista

Caro Luciano,
ci conosciamo da tanti anni, ma tanti davvero, da quando appena iniziavo ad amare questa parte di Umbria che poi tanto ha contato nella mia vita. Tu facevi l’antiquario e il tuo regno era quanto di più magico si possa immaginare per chi intraprendeva una magnifica missione: arredare la nuova casa di campagna.

Nei tuoi locali si trovava molto più di quanto si potesse desiderare (e ci si potesse permettere). Non una vera esposizione, piuttosto una stratificazione di oggetti meravigliosi tra cui frugare spostando legni, tarli e un bel po’ di storie. C’erano anche marmi, pietre e quadri, quadri antichi e più recenti. C’erano anche i tuoi quadri, ma allora – tra tanto bendidio – non li notavo più di tanto, né tu più di tanto ci portavi l’attenzione.
Eppure sapevo che non eri un pittore improvvisato, ma un artista con uno stile riconoscibile e una poetica definita. Quando poi di tuoi quadri ne ho visti tanti, e così ben presentati, alla recente mostra al Museo Diocesano di Terni, ho pensato che era il momento di mettere insieme le nostre storie e di far incontrare il nostro vino con la tua pittura con cui ci racconti l’Umbria.

Non è la sua campagna che ami, ma piuttosto i suoi borghi, connotati nella loro essenzialità: un tetto aguzzo, una chiesa, tante finestre nere e profonde, rosoni come pupille, qualche albero sparuto e naïf. Nessuno ad abitarli, e questo mi fa pensare subito alla tua personale riservatezza. Una grande attenzione è rivolta al cielo, quasi sempre immobile e senza nuvole – un’essenza di cielo – luminoso anche quando è scuro, forse perché spesso lo abita una luna immancabilmente piena, che sia bianca o rossa o gialla – un’essenza di luna.
Il risultato è una pittura rigorosa ma poetica, malinconica ma composta.
“Questo paesaggio è quello che è, non vi fate tante domande. È quello che io sono” ci sussurri con le tue pennellate.

Però…forse non è tutto così semplice come vorresti farci credere. Mi viene da osservare che un aspetto predominante della tua pittura è la matericità, cui concorrono lo spessore che dai al colore, i frammenti di tela incollati, la foglia oro, i fili di metallo, le carte che applichi a collage. Ed ecco che il tuo borgo semplice si tormenta di graffi, di strappi, perfino di parti bruciate, come nel bell’ “Omaggio a Burri”.

Forse c’entrano qualcosa, caro Luciano, i tuoi trascorsi di antiquario e restauratore, abituato a trattare l’Alta Epoca, i mobili di così tanti secoli secoli fa da mettere soggezione. Mi sembra di vedere le tue mani grandi che li toccano, li valutano e sanno subito cosa fare. Ecco, secondo me, solo davanti alla tela bianca- tu e lei a raffrontarvi – ti torna tutto in mente e tutto ci metti dentro. E subito il pennello sa cosa fare.

E poi ci sono i pesci, ma, di loro, non so cosa pensare. Questi pesci grandi e squadrati, dalla bocca spalancata – o forse deliberatamente negata? – le squame a onda e l’espressione attonita, dimmi, da dove li hai tirati fuori? Hanno sempre dei bellissimi colori e, forse perché così misteriosi, mi suscitano grande attrazione. Sai che facciamo? Ce li spieghi bene sabato 1 giugno, quando ci vediamo per la mostra. Alle cinque del pomeriggio, da noi alla Cantina Santo Iolo, con un bicchiere di vino in mano. Speriamo che il tempo sia bello, perché i quadri…qualcuno…lo appenderei nella vigna.